L’albo che fa sparire 30 mila restauratori
Nell’Italia delle corporazioni, dove c’è chi ha proposto in Parlamento l’istituzione dell’ordine dei cuochi professionisti e perfino quello dei predicatori islamici, non si poteva certamente rifiutare un albo ai restauratori. Nobile professione, soprattutto in un Paese che ha un patrimonio sterminato di beni storici e artistici, anche se finora asseverata a regole piuttosto sgangherate. Che fosse quindi necessaria una messa a punto, è una cosa sulla quale tutti si sono trovati d’accordo. Peccato soltanto che il risultato si sia rivelato altrettanto sgangherato.La Confartigianato e la Cna, organizzazioni a cui fa riferimento una fetta consistente della categoria, hanno fatto ricorso al Tar contro i decreti approvati a maggio dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e che entreranno in vigore il primo gennaio 2010. I restauratori sono scesi in piazza, mentre Partito democratico e Lega Nord hanno chiesto consistenti modifiche.La principale lamentela è che le nuove regole provocherebbero una fucilazione di massa. Le imprese di restauro attive in Italia, non di rado individuali, sono 12.864 e danno lavoro a 32.116 persone. Entro il 31 dicembre di quest’anno chi vorrà ottenere dai Beni culturali il titolo di «restauratore» per poter accedere all’albo sostenendo un esame, dovrà dimostrare di avere le caratteristiche previste dai decreti ministeriali. Il fatto è, sostengono le organizzazioni artigiane, che allo stato attuale potrebbero avere con certezza diritto a fregiarsi di quel titolo, e quindi ad accedere agli appalti pubblici, non più di 640 persone. Cioè il 2% di tutti gli addetti del settore…..
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