Collezione Tanzi, tesoro o tesoretto?
Avevano lasciato sui muri della villa di Callisto Tanzi l’ombra delle cornici. Ed erano sparite. Si tratta di un tesoro, o comunque di un tesoretto (come ora si vuole ridimensionare) quello rinvenuto dalla Guardia di Finanza domenica 5 dicembre nelle cantine di varie case di parenti dell’ex numero uno di Parmalat, Callisto Tanzi, valore di decine di milioni di euro.
100 milioni secondo la Guardia di Finanza, 5 milioni secondo Paolo Dal Bosco, consulente d’arte che ne suggerì allo stesso Tanzi l’acquisto negli anni ’90, quando la società era ancora al massimo splendore economico.
Capolavori dell’arte contemporanea acquistate con i fondi Parmalat che farebbero gola a qualsiasi curatore di mostre: una natura morta di Paul Gaugin, un autoritratto di Antonio Ligabue, la “scogliera di Pourville” di Claude Monet, una natura morta di Pablo Picasso, un ritratto di Giuseppe De Nittis e ancora un olio di Manet, il “Tronc of Willow” di Van Gogh, un acquerello di Cèzanne, un pastello di Pizarro, un paesaggio di Severini, un’illustrazione di Grosz, uno schizzo di Modigliani, un ritratto di ballerina su carta di Degas. Una “pinacoteca privata” di quasi 20 tra dipinti e disegni di valore che dovevano essere vendute in blocco a dei ricchi imprenditori russi, che avrebbero dovuto recarsi a Forte dei Marmi nei prossimi giorni per la consegna.
Solo per il Pourville di Monet il prezzo era, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, di 10 milioni di euro.
Il tutto è stato sventato grazie all’indagine condotta dai pm Lucia Russo e Vincenzo Picciotti e alle intercettazioni telefoniche ordinate dopo che la trasmissione televisiva di Rai3, Report, aveva ipotizzato il trafugamento in Svizzera di alcuni dei beni preziosi che si trovavano all’interno dell’abitazione di Tanzi ad Alberi di Vigatto, nel Parmense.
Ed ecco dunque, che dopo oltre quattro giorni di intercettazioni, si scopre che le opere non sono scomparse, bensì vengono custodite segretamente nei ripostigli di tre abitazioni: quella della figlia di Callisto Tanzi, grazie alla complicità del genero Stefano Strini, e in quelle di due amici, che si dicono ignari di custodire cotanta ricchezza.
Che Tanzi fosse proprietario di un grande numero di opere d’arte acquistate con i fondi della Parmalat, era risaputo, tanto che Simona Pizzetti, direttore artistico della Fondazione Magnani Rocca di Parma, aveva già rivelato alle telecamere di Report che “la casa era piena di dipinti.”. Entrata in casa Tanzi per visionare un’opera di De Nittis da esporre in mostra, la Pizzetti ha infatti dichiarato che “c’era un nucleo notevole di impressionisti, il più importante che vidi era un Monet.”
Molte opere erano state acquistate direttamente dalla moglie di Tanzi, Anita Chiesi, appassionata d’arte nonché membro del comitato artistico della stessa Fondazione Magnani Rocca.
Dopo il rinvenimento delle opere però, a prendere la parola è Paolo dal Bosco, consulente d’arte a Rovereto, uomo di fiducia di Tanzi nell’acquisto di numerose opere d’arte: “Tenendo conto della rivalutazione economica di questi ultimi anni – spiega dal Bosco – le opere possono essere valutate intorno ai cinque milioni di euro, non di certo cento milioni come dichiarato dalle Forze dell’Ordine.”
E nel frattempo, il mistero si infittisce. Per Vittorio Sgarbi e per Paolo Cerati (espero d’arte che manifesta la propria opinione tra le pagine di Repubblica) tra le opere di Tanzi ci sarebbero molti falsi e addirittura si ipotizza che le opere d’arte autentiche siano già state vendute mentre quelle ritrovate non siano altro che un espediente usato per rallentare le indagini in corso.
Le opere d’arte, infatti, saranno ora riconsegnate alla Parmalat di Enrico Bondi, nuovamente stimate e messe “a disposizione” del fallimento. Per questo motivo la stima economica ricopre una tappa fondamentale, in quanto le opere d’arte dovevano rappresentare la ricchezza con il quale Callisto Tanzi avrebbe dovuto risarcire all’epoca i risparmiatori che avevano investito nella Parmalat e che avevano visto, dopo il crac di 14 miliardi di euro, il loro denaro sparire da un giorno all’altro. C’è ora chi chiede l’esposizione in pubblico delle opere rinvenute, in modo che esperti di chiara fama possano valutarle in tempi logici e senza indugio stimandone il loro valore reale. E non rimane che un sorriso amaro al ricordo che nel novembre del 1988 Callisto Tanzi era stato insignito della Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte.
di Laterza Chiara