Il Cenacolo restaurato al computer
L’ultima cena o Cenacolo di Leonardo da Vinci è la seconda opera più conosciuta nel mondo del genio toscano, ovviamente è superfluo dire che la prima in assoluto è la Gioconda.
Come è noto, non si tratta di un affresco, in quanto Leonardo non ha mai realizzato affreschi nel senso esatto del termine. L’affresco è caratterizzato da una pittura stesa su uno strato di intonaco ancora fresco dove, a seguito del fenomeno di carbonatazione, il pigmento della pittura diventa parte dell’intonaco stesso garantendo una grande resistenza nel tempo. Leonardo, invece, a causa dei suoi lunghi tempi realizzativi e delle frequenti correzioni in vista del risultato finale, non “affrescava”, metodo che richiede grande rapidità di esecuzione. Prediligeva invece dipingere su muro come dipingeva su tavola; i recenti restauri hanno permesso di appurare che l’artista usò una tempera grassa a base di olio di lino e di uovo stesa su un duplice strato di intonaco. La tecnica impiegata e l’uso di materiali organici, però, determinò ben presto un degrado dell’opera già citato dal Vasari nelle Vite.
Il dipinto, si trova nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano,Leonardo iniziò l’opera nel 1495 e la terminò nel 1498.
Ad oggi il capolavoro è visibilmente logorato, ma grazie all’ausilio della grafica digitale alcuni studiosi italiani sono riusciti in una grande impresa. L’equipe guidata da Mario Taddei, scenziato della Leonardo3, ha compiuto una ricostruzione digitale basata su centinaia di fotografie ad alta definizione dell’opera.
Alla fine dell’elaborazione l’opera ha rivelato sensazionali dettagli e colori incredibilmente brillanti e vividi. “Oggi L’ultima cena si presenta scolorita e danneggiata quindi questi colori brillanti e saturi possono apparire falsi ma noi crediamo che la nostra ricostruzione sia un immagine abbastanza fedele di come doveva essere l’affresco quando Leonardo finì di dipingerlo” ha riferito Taddei.
fonte: www.globartmag.com