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L’autoritratto di Leonardo da Vinci?

autoritratto

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Un autoritratto a sanguigna, un disegno di Leonardo da Vinci in giovane età non lo si era mai visto. In una pagina del Codice del volo degli uccelli conservato alla Biblioteca reale di Torino, nel verso del foglio 10, affiora un volto dietro la scrittura. L’artefice di questa scoperta è Piero Angela, che nella trasmissione Ulisse il piacere della scoperta ha mostrato, nei giorni scorsi, il risultato dello studio effettuato da lui e dalla sua equipe.
Carlo Pedretti rinomato studioso dell’artista aveva già provato negli anni ’70 a decifrare i segni che affioravano dietro la scrittura di Leonardo, ma senza grandi risultati.
“Ero andato a trovare il mio amico, il professor Pedretti, un esperto di Leonardo che insegna all’università di California a Los Angeles – ha detto Angela -. Quando mi sono accorto del disegno che stava sotto le parole della pagina del quaderno proposi una specie di restauro per estrapolarlo. Grazie anche ad un lavoro di grafica della Rai è venuto fuori un personaggio rinascimentale”.
“Ho pensato, data la somiglianza, che si potesse trattare dello stesso Leonardo. Quindi, abbiamo fatto degli accostamenti con altri ritratti di Leonardo e principalmente con il suo celebre autoritratto. Poi, anche grazie al lavoro grafico della Rai, abbiamo condotto alcune analisi tecnologiche e, in seguito, applicato le tecniche di invecchiamento e ringiovanimento.
“E’ stato impressionante trovarsi di fronte ad una somiglianza spaventosa, quasi si trattassero di due fratelli”. Ad eseguire i processi di invecchiamento e ringiovanimento dei disegni è stato il R.I.S.di Roma. “Abbiamo chiesto l’opinione anche di un chirurgo maxillo-facciale – ha continuato il conduttore – che ha letto i due volti ritenendo possibile appartenere a due epoche di uno stesso uomo“. Una scoperta che ha “molti punti esclamativi ma tantissimi interrogativi – ha aggiunto Angela -. Sulla data, ad esempio, non riusciamo ad avere un anno preciso. Abbiamo intuito che, grazie agli altri disegni presenti nelle otto pagine centrali di questo codice, Leonardo ha lavorato su questi fogli tra il 1482 e il 1489, cioé quando era a Milano, presso la corte di Ludovico il Moro. Poi questi fogli sono stati ‘reciclati’ dal pittore per scrivervi il codice”. Ed ora il lavoro  spetta agli esperti, nella speranza che vengano evitate teorie astruse, leggende ed imprecisioni.

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2 Commenti

  1. NON E’ LEONARDO MA DURER
    Il sottoscritto Prof. Ernesto Solari, studioso ed esperto di Leonardo, autore recentemente del ritrovamento di uno studio Leonardesco della Sant’Anna del Louvre. Il disegno, appartenuto allo storico dell’arte del settecento Padre Luigi Lanzi, è stato presentato lo scorso 23 Aprile a Milano, presso il Circolo della Stampa.
    vrrebbe esprimere la propria idea sul tema dei ritratti o autoritratti di Leonardo: a lanciare il sasso nello stagno sono stati la recente dimostrazione di Piero Angela su un possibile autoritratto giovanile celato da uno scritto sul Codice degli uccelli del 1505/1506 e il successivo ritrovamento di un dipinto ad Acerenza, in Lucania, da parte del Dott. Nicola Barbatelli che lo ha presentato come un autoritratto di Leonardo.
    Su tali affermazioni si è già espresso il Prof. Carlo Pedretti che durante la trasmissione di Angela disse che il disegno celato nel “Codice degli uccelli” era ancora tutto da studiare, mentre per quanto riguarda il ritratto di Acerenza ha affermato che si trattava in apparenza di un dipinto settecentesco.
    Il sottoscritto, dopo essere stato informato degli ulteriori studi effettuati presso il Laboratorio Circe di Caserta e presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, a cura dei ricercatori del Dipartimento di Scienze Ambientali della Seconda Università di Napoli e avendo appreso che i risultati rendono probabile una collocazione del dipinto entro la seconda metà del 1400, si è chiesto quale fosse l’ipotesi più plausibile per giungere ad una possibile soluzione del problema.
    Innanzitutto la questione che mi sta particolarmente a cuore è che la presenza di tale ritratto tra Campania e Lucania mette in evidenza la possibilità di un viaggio di Leonardo al sud, del quale solo il Vasari fece cenno, ma che secondo me è sempre più probabile e possibile alla luce di nuovi elementi emersi recentemente. Leonardo poi, seguace del grande matematico Luca Pacioli, era certamente interessato alla cultura scientifica dell’antica Magna Grecia.
    Dopo alcuni studi sui due ritratti sono pervenuto ad una tesi che in apparenza potrebbe sembrare piuttosto audace ma che elementi concreti alimentano: questi due volti hanno, con molta probabilità, una cosa in comune, sono legati ad un fatto storico del quale non si è mai conosciuto alcun particolare ed è riferibile ad un incontro che, secondo molti studiosi, potrebbe essere avvenuto fra Albrecht Durer e Leonardo. Si è sempre parlato di un incontro a Bologna col matematico Luca Pacioli durante il primo viaggio in Italia di Durer (1494-95) nel quale il matematico ha certamente parlato con Durer di Leonardo e di ciò che questi stava allora facendo a Milano. Ma tale incontro potrebbe essere avvenuto anche durante il secondo viaggio di Durer nel 1505. Leonardo era allora Firenze e stava lavorando dal 1504 agli studi sui moti dell’acqua (Codice Foster I) e a un’enorme quantità di forme geometriche (Topologia = geometria delle forme e delle trasformazioni). E da Bologna a Firenze la distanza non era proibitiva.
    Sulla data e il luogo di questo incontro non si hanno notizie precise (si dovrà ulteriormente indagare e approfondire) ma certamente se l’incontro avvenne nel 1494/95 è molto probabile che lo schizzo celato dal codice degli uccelli risalisse a quell’anno e quindi costituire una prova importante di tale momento.
    Se invece l’incontro avvenne durante il secondo viaggio in Italia, nel 1505, lo schizzo del Codice degli uccelli che è databile al 1505/06 venne realizzato proprio tra Firenze e Bologna all’inizio del 2°viaggio come se questo avesse avuto, quale obiettivo principale, l’incontro con Leonardo. Nel primo caso si tratterebbe di un ritratto del giovane Durer allora ventitreenne, nel secondo di un ritratto di Durer già trentaquattrenne.
    Il ritratto di Acerenza è invece il volto di Leonardo dipinto da Durer?
    Potrebbe trattarsi di un omaggio fatto a colui che lo aveva precedentemente effigiato?…da cui la scritta, incisa col pirografo dietro la tavola di Acerenza in latino “Pinxit mea”. Una scritta in stampatello maiuscolo che spesso veniva utilizzata dallo stesso Durer nei suoi dipinti anche se ovviamente non rovesciata….ma ricordiamoci che tutti gli incisori quando scrivono su una xilografia o su un’acquaforte devono usare sempre la scrittura rovesciata, e questo particolare è forse sfuggito a molti.
    Potrebbe allora trattarsi di un omaggio reciproco fra i due grandi artisti?
    Secondo Solari sì e lo dimostrerebbero la tavola di legno di pioppo e i pigmenti e gli isotopi ritrovati nel dipinto di Acerenza, che sembrano essere tipicamente nordici e fiamminghi (come attestano i risultati ottenuti); i caratteri fisionomici del disegno sono invece molto vicini al volto del tedesco. Durer poi, durante il suo secondo soggiorno in Italia, dipinse tutte le sue opere su tavole di pioppo, almeno quelle conosciute, così come quella di Acerenza. Solari sta poi seguendo la pista degli amici di Leonardo per arrivare a Durer, infatti sappiamo del legame fra Galeazzo di Sanseverino, genero del Moro e Principe di Caiazzo e Salerno, e Luca Pacioli (che a Milano era ospitato nel suo palazzo) e con Willibald Pirckheimer (insegnante a Pavia e grande amico e sostenitore di Durer). Fra Galeazzo e Leonardo vi era oltre ad una grande amicizia anche un rapporto di lavoro. E nulla di più facile è pensare ad un viaggio verso il sud di Leonardo proprio al fianco del Sanseverino alla fine del 1499. Itinerario che sto cercando di ricostruire.
    Se tale ipotesi fosse percorribile attesterebbe che il dipinto di Acerenza è di grande importanza perché confermerebbe la vera fisionomia di Leonardo quando aveva 53 anni ed entrambi i ritratti costituirebbero poi l’unico indizio o traccia possibile di quell’incontro, fra Leonardo e Durer, di cui spesso si è parlato ma del quale nessuno ha mai trovato tracce tangibili.

  2. E’ davvero interessante questa storia: c’è in mostra un autoritratto di Leonardo, parte da Corato, Bari, sosta ad Avellino a lungo, arriva qualche giorno a Roma. Nessuno storico dell’arte (vero) ha fin’ora certificato che si tratti di un’opera di Leonardo. Ci dicono che presto gli esperti ce lo dimostreranno. Ma perchè le mostre non le organizzano dopo che gli esperti l’avranno detto? E poi vediamo chi sono gli esperti che ce lo diranno: uno insegna arte alle medie, un’altro ha aperto un museo (chiuso per pioggia) di cui si è nominato direttore e dove espone le sue proprie opere. Lui è pittore e ha dipinto, ad esempio, una Gioconda sormontata una grande impronta digitale che dice essere di Leonardo. Poi ci sono altri che fanno ricerche tipo RIS e che dicono e non dicono, come la sibilla cumana. A questo punto vorrei informarvi di un fatto clamoroso: nella mia soffitta ho trovato il quadro originale della O di Giotto! Ho già contattato il sacro ordine dei templari per farmi garantire la stessa assistenza multimediale che stanno fornendo allo stupendo Leonardo lucano! Mi raccomando, organizzerò una mostra all’Istituto d’Arte di Canicattì, venite numerosi!

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