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Bros va in galleria. Addio ai muri?

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Daniele Nicolosi in arte Bros, ventiseienne pittore e writer milanese, diplomato a Brera, approda oggi al Superstudiopiù con una personale, «20e20». E ancora una volta passa imperturbabile attraverso polemiche e denunce. Dal primo graffito nel 1996, alla prima personale nel 2004, fino alla consacrazione nel 2007 con le mostre al Pac e «Arte italiana 1968-2007» a Palazzo Reale, lui continua e sorprende sfornando nuove strategie comunicative.

Bros invade le pieghe del paesaggio urbano con i suoi omini dagli occhi stilizzati, e mostra subito una cifra stilistica inconfondibile. Continua con graffiti di tutte le dimensioni, sempre diversi ma sempre riconoscibili, e la trovata delle false targhe di via intitolate a sé: «Via Bros, artista contemporaneo, 1981-?». Infatti, nonostante le mostre, Bros non abbandona gli spazi metropolitani: anzi, le opere diventano extra large: «La mia arte è un regalo alla città», si promuove lui, «per me è importante farla sopravvivere il più possibile sui muri. E intanto passando per la galleria le mie opere costringono alla riflessione ». Ora l’ultima provocazione: con la collaborazione di due professioniste, invia Olona Bros ha appena «restaurato» il dipinto murale «Blooddiamond » (scialbato da una mano di grigio durante la campagna antigraffiti) che acquista così il carisma di autenticità dell’opera d’arte.

La Performance, documentata con fotografie, costituisce l’ultima tappa della rassegna che inaugura stasera in via Tortona a cura di Art Kitchen. «Ho voluto portare in mostra l’energia dell’arte di strada », spiega Daniele. Questa volta ha a disposizione 800 mq, 20 opere, un filo rosso che le unisce. «Lavoro su eventi-chiave che appartengono alla cultura di massa per coinvolgere un pubblico ampio», spiega. «Fatti ingabbiati in letture standardizzate, fornite dalla tradizione o dai mass media. Con una punta di gioco ma senza presunzione ». Si va dalla mitologia alla religione, dalla storia all’attualità: il cavallo di Troia e la svastica, il passaggio del Mar Rosso e Auschwitz, il crollo del muro di Berlino e la morte di Lady D, lo tsunami e l’11 settembre, Guernica e l’Ultima Cena. Il tutto filtrato dallo «stile pop-up di Bros» (come lo ha definito Alessandro Riva). Ci sarà buio in sala, a suggerire il vuoto da fare nella mente per affrontare ogni tema in modo libero da luoghi comuni. La mostra è accompagnata dal catalogo Skira, prefazione di Vittorio Sgarbi e saggio di Argàno Briganti: racconta la storia di un ragazzo che, in strada o in galleria, l’arte ce l’ha comunque nel sangue.

Chiara Vanzetto

 

http://www.corriere.it/vivimilano/

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